"Ghost Notes" Review - IndieForBunnies.com, Italy!

Everest - Ghost Notes
4 Stars, By Giov

Piccoli pezzi di sodio, come teste di spilli, brillano e cadono dal soffitto. Ho qualche melodia in testa ma niente di definito: sotto la luce del neon siamo scoperti e indifesi. Mi ritrovo a respirare piano e ad osservare la mia pelle verde perdere consistenza sotto i colpi del sonno. Il cervello non pompa più oggi e di bruciare ancora olio per dormire non ne ho voglia e credo di essere diventato immune anche ai suoi effetti spaziali. E allora ecco le radiazioni dello schermo. Sposto lo sguardo di qualche centimetro verso il tavolo, ma non muovo la testa: un pacchetto FedEx. Wow…stiamo diventando professionali, cazzo. Lo apro: dentro, un altro pacchetto giallo…wow…stiamo diventando anche paranoici al massimo in America eh… .

Apro allora anche l’altro pacchetto e ci sono gli Everest. Tutti in fila, uno a uno, stampati sul retro di copertina. Non ricordo, poi ricordo: gruppo di Los Angeles molto interessante; pare che tutti stiano impazzendo per loro al di là dell’oceano. I componenti vengono da validissime esperienze musicali passate come Sebadoh, The Folk Implosion, John Vanderslice, The Watson Twins. Nel preciso momento in cui sto battendo i tasti per scrivere questo pezzo, il gruppo è nel bel mezzo di un tour in compagnia di Wilco e Neil Young.

Ad ascoltare “Ghost Notes” si capisce subito perchè la leggenda Neil Young abbia voluto con se questo quintetto di Los Angeles: il folk-rock degli Everest è dolce ma mai scontato, romantico, forse a tratti fin troppo lento eppure coinvolgente. Una musica che prende quello di buono fatto da un gruppo come i Band Of Horses (basta ascoltare l’inizio di “Rebels In The Roses”) e lo mescola al pop sentimentale di “Let Go” dei Nada Surf e a quello più maturo e acustico di “Down The River Of Golden Dreams” degli Okkervil River. L’insonnia mi si sta mangiando eppure in parte la mia tranquillità deriva proprio da un dolce accompagnamento musicale. Gli Everest sono uno di quei gruppi che macina strada piano piano e il parallelo anche stavolta con i Band Of Horses è d’obbligo: sono sicuro che ci ritroveremo a parlare di loro molto presto usando toni euforici. Nome da tenere a mente perché è probabile che “Ghost Notes” farà la sua comparsa dentro qualche lista ‘best of’ di fine anno di parecchi blogger d’oltreoceano. Adesso cercherò di addormentarmi come un Koala dopo che ha mangiato 5 chili di foglie d’eucalipto.